La nostra storia



Un'avventura lunga più di cent'anni

Le prime testimonianze di presenza della famiglia Boz nel settore risalgono circa al 1870, con la costituzione dei primi depositi per il recupero dei materiali di scarto, nei dintorni di Sesto al Reghena.

L’attività documentata del gruppo inizia negli anni '30 del secolo scorso, quando la bisnonna Eufrasia, rimasta vedova del marito Giacomo, si improvvisò imprenditrice in senso moderno per sfamare i cinque figli.

Accompagnata dal figlio Giuseppe, iniziò a visitare i paesi limitrofi per recuperare vari materiali: capelli, stracci, ferro, ossa di animali, pelli di coniglio, barattando il tutto, visto che non c’erano soldi, con qualche ago e bottoni.

Quando i figli partirono per la guerra, Eufrasia non smise di portare avanti la sua attività. Tornati dal fronte, tre figli seguirono le orme della madre, ma solo Giuseppe continuò, aiutato e consigliato da un raccoglitore di Pordenone.

Eufrasia morì negli anni ’50 e Giuseppe (detto “Bepi”), accantonato il carretto, si dotò di una vecchia bicicletta, attrezzata con due capienti portapacchi e l’immancabile cassetta degli aghi, del filo e dei bottoni. Cominciò così, incurante di qualsiasi intemperia, a viaggiare di paese in paese.

Giuseppe aveva un carattere forte e gioviale che attirava molte simpatie: ciò gli fu di grande aiuto nello sviluppo dell’attività.

Dalla bicicletta passò successivamente al motorino “mosquito”. Mano a mano che il lavoro cresceva, costruì dei punti di raccolta dove ammassare la merce, messi a disposizione da famiglie fidate e da amici che aveva ovunque, anche grazie al suo impegno sociale con la Banda Musicale e gli Alpini.

Nel frattempo, con sacrificio si era acquistato un carro con ruote di gomma ed un cavallo basto, che nel pomeriggio utilizzava per raccogliere ciò che era stato ammassato la mattina nei punti di raccolta. Lo smistamento dei materiali era affidato al figlio, alle figlie e all’importantissima moglie Mafalda.

Tra gli anni ’50 e ’60, quando l’attività iniziava ad espandersi, il figlio Giuseppe jr. (detto “Beppino”) decise, per la gioia del padre, di proseguire in questo lavoro. Nel ’58, finito il militare, Beppino iniziò la sua avventura di commerciante, sotto la guida del papà.

Piano piano l’attività si estese, così come la casa ed il cortile adibito a magazzino. Si costruirono i primi capannoni per ammassarvi le merci che consistevano per lo più in ferro, metalli, carta e cartone, stracci.

Vennero acquistati il primo camion Fiat “Leoncino” (che sostituì il cavallo) e la prima pressa per la carta e gli stracci, realizzata in legno da un cugino e manovrata manualmente. Per smistare e imballare il tutto vennero assunti degli operai.
La prima pressa elettrica per l’imballaggio della carta fu una pressa agricola per la paglia, riadattata alle proprie esigenze, mentre le consegne di materiale si facevano con i camion bestiame di alcuni amici del paese.

Grazie al costante lavoro di padre e figlio, i confini dell’attività si allargarono al territorio di tutta la regione Friuli Venezia Giulia: vennero acquistati un grande camion con gru incorporata ed un nastro trasportatore per caricare i materiali che facilitò il lavoro, perché fino ad allora si faceva tutto a mano lavorando anche il sabato e la domenica. Arrivarono poi una pressa per il ferro, una più grande per la carta ed una piccola per imballare gli stracci dopo averli divisi.

Tra il 1960 e 1965 si allestì un primo impianto per il lavaggio ed asciugatura degli stracci da utilizzare per la pulizia nelle fabbriche ed officine e venne installata una pesa. Giuseppe senior, all’età di 55 anni, conseguì la patente di guida ed ebbe il suo primo camioncino. Intanto Giuseppe jr. si sposò, allargando la famiglia.

Lo spazio per l’attività ormai era inadeguato, così Giuseppe jr. decise che era giunta l'ora di trasferirsi. Nel 1974 si spostò prima in località Valvasone, e poi acquistando una parte dei fabbricati dello Zuccherificio “Eridania” a San Vito al Tagliamento. Nel frattempo il padre Giuseppe senior continò a lavorare con le figlie nella sede originaria di Bagnarola.

L’attività di Giuseppe jr. si sviluppo anche all’estero, dove acquistava prevalentemente rottami ferrosi e metalli da importare per le acciaierie e fonderie italiane. A supportare l’azienda arrivarono poi i figli Antonella, Daniela, Giovanni e Renato.

All’inizio degli anni ’80 l’azienda venne divisa in due società, che continuano l’attività e sono proiettate verso il futuro:

- Boz Carta, gestita da Giovanni, per la raccolta il trasporto e il trattamento di materiali recuperabili, che oggi è divenuta Boz SEI

- Boz s.r.l. gestita da Renato, che si occupa di trading di rottami ferrosi e non sia in Italia sia all’estero.